lunedì 1 settembre 2008

Batman, il cavaliere o-scuro.

Cari cineamiconi e care cineamicone, le vacanze stanno per terminare, fra un mese esatto arriverà di nuovo il Sergente Autunno (cugino carnale del Tenente Totonno) e fra poco più di 4 mesi sarà di nuovo Natale (cerchiamo di non ripetere più l'insano gesto di farmi trovare sotto l'albero il kit del giovane chimico). Comunque sia, il lavoro per un recensore del mio calibro non accenna a fermarsi nemmeno dinanzi la canicola esitva. Proprio ieri sera, infattamente, ho presenziato la visione dell'ultima pellicola sull'uomo pipistrello: "il cavaliere oscuro". All'inizio pensavo fosse un'altro film sul Berlusca, anche perchè inizia con una mega rapina (ortaggio mignon piantato tra la carotina e la broccolina) in banca ad opera di un clan travisato con maschere da clown (una sembrava proprio la faccia di Bossi!). Poi però quando è comparso Batman in carne e ossa (ma Robin è andato in pre-pensionamento?!?) mi sono accorto di aver sbagliato sala, io volevo andare a vedere "Maramao perchè sei morto", un documentario sulla morte dei felini domestici nelle notti di plenilunio nel Vicentino (morti queste stranamente seguite da svariate sagre di "spezzatino di coniglio" in tutto l'hinterland berico). Comunque sia, nel frastuono continuo e ininterrotto, di ganasce alle prese con mais fritto e ugole lubrificate dalla celeberrima bevanda caffeinata americana (quando prenderemo coscienza che il cinema non è la gabbia dei babbuini dello Zoo???), me la sono goduta davvero tanto. La sceneggiatura è improntata su un sofisticato meccanismo di guerre psicologiche e strategie a base di malignità e doppi giochi di potere, e il perno su cui ruotano tutte queste congetture e impersonato dal Joker. La figura del Joker emerge su tutte le altre (financo sul maggiordomo Alfred, sospettato al solito di essere l'assassino come nella più scontata tradizione giallistica alla Agatha Cristhie) per sagacia, pertinacia, efferata cattiveria e cinico umorismo. Egli si muove dinoccolato come una marionetta e disinvolto come un ballerino ungherese tra i malsani traffici mafiosi così come tra i corridoi del municipio di Gotham e non trova ostacoli nell'intraprendere i suoi disegni crimiosi mosso da una cattiveria mai dettata da arzigogolati piani di battaglia ma dalla sua caotica pazzia("esplosiva" la scena in cui esce dall'ospedale vestito da infermierina). Non si stanca mai di far sapere a tutti il perchè del suo ghigno e ogni volta riesce ad essere originale nell'inventarsi una storia nuova e divertente, preferisce le armi da taglio perchè "lasciano trapelare la vera anima delle vittime" e veste con abiti di alta sartoria fatti su misura. Gotham appare più gotica che mai e a fine film i veri trionfatori saranno i vetrai del posto chiamati a sostituire una quantità industriale di finestre e lucernai. Harvey Dent, amico di Bruce Wayne, avvocato introdottosi nella vita politica della città, sul finale dimostrerà di avere "due facce", diventa l'erede del Joker, la cui vita rimane "appesa a un filo" e dovrà al fine vedersela col cavaliere oscuro in uno dei finali più scontati degli ombrelloni a novembre. Comparsi i titoli di coda mi sono posto tre inquietanti interrogativi: -"ma perchè Batman è stato doppiato da Sandro Ciotti?" -"è stata un'idea di Enrico Ameri?" -"oppure è la cintura che lo stringe troppo in vita e gli schiaccia il diaframma?". Interrogativi cui solo le prossime 7 pellicole sul supereroe in calzamaglia nera sapranno rispondere.

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