Questo pezzo fa seguito al precedente "meglio un giorno da caprone che 100 da steward" pubblicato il 25 maggio 2009 su questo blog.
Sabato 9 gennaio ho comiputo 35 anni.
Approfittando della bella giornata di sole decido di portare i miei due nipoti Paolo e Giorgio a vedere la partita contro il Crotone.
Avevo giurato che finchè Benigni fosse stato a capo dell'Ascoli non avrei messo più piede al Del Duca.
Mi sono il cuor più leggero nel prendere questa decisione per non essere da meno di Hattori Hanzo che in Kill Bill vol.1 ha rotto la sua promessa di non forgiare più alcuna katana,
Passo a prendere i biglietti dopo aver capito che senza quelli adesso allo stadio è difficile entrare.
Li prendo per tutti e tre per evitare un travaso di bile ai cancelli.
Stavolta pero’ entriamo dall’inzio e non negli ultimi 5 minuti.
Dopo essere entrati agevolmente dai cancelli, sotto lo sguardo vigile e ultraprotettivo dei nostri cari steward, facciamo un quarto di girotondo nei tornelli e accediamo finalmente alla scalinata della curva.
Saliti tutti i gradini si accede fianalmente 
alla curva Sud Rozzi.
Manca una manciata di minuti all’inzio ma
il settore presenta molti buchi vuoti.
Nonostante cio’ ci sono dei bei bandieroni
e i ragazzi li ammirano sorridenti.
Arriva anche il nostro amico Uefy e ci
sistemiamo sul nostro abituale gradone.
Il primo tempo trascorre senza grandi
emozioni così ci distraiamo coi dolcetti
che ci siamo portati in tasca.
I ragazzi sono molto curiosi e vogliono
sapere un sacco di cose.
Riesco a spiegargli quasi tutto eccetto
il fuorigioco (che comunque non han
compreso nemmeno gli arbirti e i
guardialinee).
Durante l’intervallo Paolo deve andare in bagno e dopo il divieto di farla su un muro imposto da un integerrima stewart lo porto nei meandri dei bagni della Sud dove il microbo più piccolo è come una testuggine di 300 anni.
Giorgio resta fuori ad aspettarci ma caso vuole che il capo steward casacca arancio con cui avevo litigato lo scorso giugno si avvicina e si offre di vigilarlo fin quando il fratello non abbia espletato i suoi bisogni.
Lo ringrazio nonostante mi fossi proposto di non degnarlo più di un saluto e torniamo tutti e tre al nostro posto.
All’inizio del secondo arriva subito il gol dell’Ascoli che pero’ segna sotto la curva Nord, peccato che i bimbi non abbiano potuto vederlo da vicino.
Scherziamo sulla presunta bravura del nostro centrattacco e su qualche giocata bislacca degli avversari.
Lodiamo a tutto fiato la bravura del nostro portiere che non lascia passare nulla e Giorgio mi chiede chi fosse “quello vestito di viola”, l’arbitro, e afferma che quello è un vestito da femminuccia; condivido apprezzo e rido d’istinto.
Arrivano altri due gol e nel finale viene assegnato un rigore al Crotone che realizza il gol della bandiera.
È già buio ma tra le nuvole cariche di pioggia si vedono ancora sprazzi d’azzurro, siamo contenti e riprendiamo il nostro cammino verso la macchina.
Parliamo della partita, di una cioccolata calda, e dei calzini che aveva indosso oggi Giorgio, rossi come quelli del grande Costantino, gli parlo anche di lui e il mio petto si gonfia di orgoglio e di commozione.

Spero di aver contagiato i due pargoli con questa incontrollabile passione, la stessa che mi ha attaccato mio padre da bambino e senza la quale oggi avrei trascorso coi miei nipoti solo un paio di noiose ore al computer.

E spero di aver contribuito alle casse
della società per l'acquisto delle bandiere
che ancora mancano sui pennacchi
della Curva Sud.
Nel giorno in cui taglio il nastro
dei miei 7 lustri realizzo che
i regali è meglio farli che
riceverli e mi rendo conto
di aver trascorso una
bellissima giornata, poi mi
metto le mani in tasca e mi
ritrovo tre punti preziosi per la salvezza.