
Ieri ho sfogliato GQ di ottobre (e mai come adesso ho raggiunto ampiezze così larghe di soddisfazione per non aver rinnovato l'abbonamento) e ho potuto leggere un articolo di Stephen King su un argomento di scottante attualità: gli snack al cinema!.
Lui adotta la seguente linea di condotta: "bevanda rituale" come la chiama lui, che consiste in una tinozza di bibita gasata ipocalorica che a detta sua una volta introdotta nello stomaco avrebbe una funzione "spugna" e neutralizzerebbe tutto il colesterolo che verrà ingerito da lì a breve.
Subito dopo segue un bel frullato di fragola con abbondante dose di panna.
Poi si inizia coi solidi: una confezione grande di pop corn conditi con burro doppio.
Infine i cioccolatini, perchè come si sa dopo il salato viene il dolce, che lui si diverte a infilzare e divorare a dosi di 6/7 alla volta.
Lo scrittore americano poi ammette che mai mangerebbe carne al cinema ma opterebbe piuttosto per una dose massiccia di nachos con due barili di salsa al formaggio.
Ma se il cinema è davvero diventato un posto dove si va per mangiare (e questo accade anche nelle sale italiane, ahimè!) allora io chiedo al Presidente della Repubblica di emanare subito un decreto che li privi della denominazione "cinema" e la sostituisca con "pappatoie con proiezioni di film".
Al cinema non si mangia, non si beve, non ci si va se si è affetti da anche la più lieve forma di tosse e/o raffreddore, se si hanno tick nervosi agli arti inferiori e si viene immediatamente sbattuti fuori (in maniera violenta) dopo la terza parola sottovoce.
Emanato,letto, riletto e sottoscritto.
Il sottosegretario alla cinematografia
NazzaroSauro
P.S. in serata poi sfogliando "XL" di Repubblica ho letto una "sviolinata" di uno dei miei scrittori contemporanei preferiti (Nicolo' Ammaniti) proprio nei confronti di Stephen King..che sarà pur vero che ha scritto dei bei libri (in verità non ne ho mai letto uno) ma che è stato anche di inorridire dinanzi quel capolavoro universalmente riconosciuto che è "Shining" di Stanley Kubrick e che soprattutto al cinema ci dovrebbe andare come la vittime dei Drughi in "Arancia Meccanica": legato, imbavagliato e con gli spille agli occhi!
Altro che merendine e bibitine!
P.S.2 riporto testuali parole del SenSei Filippo Scozzari riguardo la sua "visione" del cinema tratto dal best-seller "L'isterico a metano" (fuori catalogo):
Leonardo ha una teoria. Un film come si deve, oltre ad essere una sequenza tipo titoli di testa - primo tempo - intervallo - secondo tempo - titoli di coda, è anche e meglio un sistema di sfumature, suoni, battute tra le righe, frasi dette-e-non-dette, sguardi, cenni, atmosfere, fruscii dell'anima, indovinelli del cuore, sussulti del - ok.
A volte, se il film è fatto bene, ti vuole bene come un'amante intelligente e ti regala i suoi odori.
Non si possono apprezzare queste nuances se uno dietro di fianco e davanti confeziona cazzate, sgranocchia pop-corn, ti frusta col cappotto e ti prende a ginocchiate ogni due minuti. Se ti si sono incollate le dita nella aaargghh cicles di un estraneo con l'aids. Dove vanno a finire gli intendimenti artisticoculturalcomunicativi del regista, dello sceneggiatore, del montatore, degli attori, dello spettatore finissimo?
Leonardo oltre alla lisciviazione etnica auspica un futuro fatto di sale cinematografiche dotate di cuffie, come in aereo, per captare in tutta la loro icastica significanza cifrativa i rumorini in secondo piano i sussurri in terzo piano e gli scrosci quantici del quarto piano, ed evitarsi i commenti degli ebefrenici; all’entrata vorrebbe un filtraggio selettivo degli spettatori in base alla faccia, al censo, agli studi e al giro prefrontale; auspica che la gente, sperabilmente prima del Quattromila, se vorrà cenare fuori andrà nei ristoranti, non al cinema.
Ne consegue che brustulli verboten.
Cicles verboten.
Caramelle da scartocciare verboten.
Caramelle verboten 2.
Chiacchiere verboten.
Distanza minima di due metri tra una fila e l’altra.
Anzi, una fila sola, la sua.
Anzi, una poltrona sola, la sua.
Poltrona riscaldata ventilata in cuoio grasso anticato. Martellato, se anticato non si può. Senza bottoni. Con poggiapiedi. Con uso di succhiante accucciata su sgabellino a parte, che entri in azione solo nelle scene d’amore o nei momenti di fiacca, caso mai ce ne fossero, e su suo ordine preciso. Succhiante a fischio.
Ampio anfiteatro in discesa, no rettangolo cretino in salita, il collo non vuol crampi, e comuuunque Lui sempre al centro, nel fuoco ottico e sonoro filmico attenzionativo.
Manifesti in corpo 120 esposti alla biglietteria in posizione di rispetto sotto adeguati occhi di bue, e proiezione di diapo ogni trenta secondi sullo schermo subito prima dello spettacolo, che annuncino che Lui Leo è in sala ed esige rispetto, umiltà e compostezza massime. Massime. Vi è chiaro il concetto, porci della mala ora?
Paga, è un suo diritto.

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