domenica 9 gennaio 2011

esperienze di vita vol.1

Nella mia vita mi è capitato di dormire a Torino, Portovenere (Sp) Milano, Brescia, Desenzano d/G, Besenello di Trento (dove c’è un bellissimo Castello), Verona (stazione inclusa), Vicenza, Padova, Mestre, Conegliano Veneto (Tv) stazione, Venezia, Bologna, Modena (stazione inclusa), Montecatini Terme (Pt), Siena, Perugia, Gubbio, Roma, Pescara, Bari, Lecce, e da ultimo a Favignana e a San Vito lo Capo(Tp).

Ma erano 35 anni che non dormivo più nella mia città natale….da quando vi trascorsi tre giorni dopo che vidi la luce in quel del vecchio Ospedale ai confini tra il sestiere Piazzarola e Porta Romana.

Mi ha ospitato la mia arzilla nonnina e io sono stato lieto insieme alle mie donne di farle compagnia seppur per una notte.

Lei è stata ancor più felice dato che ha rivisto la sua piccola nipotina.

Ci siamo mangiati una bella pizza e dopo una lieta chiacchierata ci siamo adagiati tra i piumoni avvolti dalle vetuste pietre zeppe di storia di questa favolosa città.

Tra le altre cose ho rivisto anche il leggendario Teut che ora presta servizio come Sommo Sommelier proprio nella pizzeria dove avevo prenotato le pizze.

Mi ha raccontato delle sue vicissitudini in Romania, di come si immobilizza un black mamba, mi ha incantato coi vapori di un mistrà fatto in casa, mi ha svelato gli artifizi che si adottano per impagliare una quaglia Reale del Polo Nord e alla fine mi ha addirittura concesso una foto assieme a lui in alta uniforme.

La mattina ci siamo svegliati e dopo una lauta colazione abbiamo accompagnato nonna a messa.

Poi s’è messo a piovere copiosamente e siccome che eravamo usciti senza ombrelli abbiamo risollevato le sorti dell’economia cinese con l’acquisto di un bell’ombrello a 12 stecche, manico in legno, apertura automatica e eseguite le nostre commissioni siamo passati a riprendere nonna in chiesa per accompagnarla a casa.

Poi con la stessa semplicità abbiamo fatto rientro nel nostro piccolo borgo sulle note della canzone di Mimmo Cagnucci: “Li figghie tuo’ ppiu’ bielle quajjo’ nen ce po stà….Ascule mie bella…nesciù te po’ scurdà!


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