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Di recente ho scoperto, attraverso la viva voce di Zio Tonino e la secca conferma di Babbo Larry, che negli anni 60/70 per assistere alla Santa Messa domenicale nella chiesa di S.Francesco in Ascoli, i fedeli che volevano seguirla seduti dovevano necessariamente sborsare la moneta col delfino (5 lire).
Allibito dalla notizia ho sorvolato sui miei commenti personali inerenti la predica del frate francescano che era seriamente intenzionato a rifiutare la comunione ai fedeli in bermuda e/o con i sandali senonchè poi tornare sui suoi passi in prospettiva di eventuali querele.
Uscendo dalla cattedrale romanica non ho fatto altro che bofonchiare tra me e me: “ha da revenì Fra’ Zarretta !”
Sabato 15 agosto 2009 l’Ascoli è di scena a Cittadella per il secondo turno di Coppa Italia.
Sono purtroppo sprovvisto di radio, tv e televideo.
Alle 23.30 mi viene da chiedere via messaggino a un mio amico l’esito dell’incontro.
Picche.
Riprovo con un altro.
Quadri.
Provo con il terzo.
Fiori.
Smetto qui per non perdere anche i Cuori.
Domenica a pranzo rifaccio il giro.
Dopo un altro Picche e prima di un altro Quadro finalmente riesco a sapere il risultato finale.
Perso 2 a 1 dopo i tempi supplementari (due giorni dopo scopriro’ solo grazie all’ausilio di Salvatore “il piccione viaggiatore” che il Picchio era addirittura in vantaggio).
Uno sventurato interlocutore mi taccia financo di fanatismo calcistico limitandosi lui medesimo al solo titolo di “tifoso”.
Mi chiedo se c’è una differenza tra le due cose…ossia il tifoso non è forse un fanatico della propria squadra?
Lunedì leggo sul giornale che verrà emessa da gennaio la tessera del tifoso, ennesima invenzione fantascientifica per annichilire le masse da stadio dopo averle sedate a colpi di steward e tornelli e anestetizzate a suon di pay-perview.
Comunque, per fortuna, non essendo io “tifoso” bensì “fanatico” non avro’ bisogno di questa tessera e comunque dato che dovro’ tenere fede alla mia promessa solenne (vedi articolo “delusi allo stadio”) potro’ vedere il Picchio lontano da Ascoli solo mischiato ai feroci tifosi locali dato che l’unica tessera di cui dispongo è questa:
Oggi è un giorno davvero nefasto.
E' il 09-09-09.
Se provate a girare la cifra eliminando gli zeri otterrette il 666 del demonio.
Inoltre è mercoledì (9 lettere)
Infine è settembre (9 lettere)
Le note musicali sono 7, ma se aggiungete il fa diesis e il la bequadro si arriva a 9!
Gli apostoli erano 12, ma se togliete Giuda (che in verità si è tolto da solo) Pietro (che ha rinnegato Gesù) e Paolo (che si è convertito solo sulla via per Damasco) si arriva a 9!
I nani erano sette ma se aggiungete Biancaneve e la Strega si arriva a 9!
Si narra poi che l'autore di questo blog sia nato il 9!
Numeri che detti così fanno girare la testa, ma numeri che applicati alla vita quotidiana fanno girare altre cose...
Rabbrividiamooooo...
Allegriaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
Tre.
Tre per tre, nove.
Al tre aggiungi il nove, trentanove.
Al trentanove aggiungi settanta e arrivi ad oggi.
Ad oggi ci sei arrivato con tanti sacrifici e tanta gioia.
Ma anche tanta sofferenza.
Se ti guardi indietro vedi anni di lavoro a spaccarti la schiena in fabbrica.
Se ti guardi avanti vedi due splendidi nipoti.
Se guardi ancora più avanti vedi una piccola principessa in arrivo.
Se ti guardi al fianco non vedi più Nonno Zè e Zio Gigi.
Ma se ti guardi dentro li vedi pulsare in te.
Se ti giri sul fianco vedi una splendida moglie.
Se tanto ti da tanto.
Se ttanta non son pochi.
Auguri Papà.
Da qualche anno sono reperibili nelle vie delle nostre città i distributori di latte/yogurt/ricotta provenienti dalle aziende agricole circostanti il tessuto urbano.
Qui al prezzo di 1 euro al litro si puo’ gustare tutta la genuinità del vero latte di mucca non trattato.
Sono balzate agli onori delle cronache alcuni effetti relativi al consumo di questo prodotto: disturbi intestinali, problemi digestivi, reazioni allergiche e dissenteria.
Secondo alcune ricerche questi effetti sono dovuti all’alta percentuale di batteri che prolifererebbero nel latte dato che questo non subisce alcun trattamento atto a prolungarne la conservazione.
Appurato che nulla è per sempre e che oramai l’Homo Sapiens-Sapiens, dopo esser approdato sulla Luna e aver riprodotto in maniera esatta la copia in scala della villa di Cogne, ha ridotto il suo sistema immunitario a un coefficiente di gran lunga inferiore al Q.I. di uno steward semplice da stadio (casacca gialla), la notizia in sé non dovrebbe creare un vero allarme sociale.
E infatti, a differenza dell’influenza suina, della SARS, e della febbra 2, questa storia non ha avuto lo stesso risalto del topless della bambola Ramona su “studio Aperto”.
Ma il nocciolo della questione deve essere spostato su una mia personalissima raccomandazione con premessa.
Premessa: “quel latte è davvero buono, è digeribilissimo nonostante tutte le vostre paranoie e sa davvero di latte”
Raccomandazione: “non fate come me che spero sempre di trovarlo liquido la mattina seguente ma consumatelo in 3 o 4 ore perché altrimenti vi ritrovate per le mani un ammasso di caglio imbevibile”.

Quest'estate avrei voluto spaparmanzarmi a bordo piscina di un hotel 4 stelle "all inclusive" di Formentera invece ho referito andare in Olanda che "è lontana dai nostri confini
e sento i campi e i fiori ed i mulini a vento girare dentro me."(Ivan Graziani)
La vacanza non è iniziata nel migliore dei modi allorquando dopo aver varcato le soglie di Zwolle ed essersi avventurati in bici a Kampen ci si è imbattuti nell'abominevole mostro del fiume Ijssel.

Dato che in Olanda ci sono tantissime bici,uno dei problemi piu' frequenti è non ricordarsi bene dove la si è parcheggiata, così si è costretti a perdere ore per ritrovarla.

Tra tutti i modelli di velocipedi pero' ne spicca
uno per la peculiarita' in cui il nome si abbina
in modo eccellente alle prestazioni.
In Olanda ci sono delle bibioteche attrezzatissime e fornitissime dove oltre a trovare l'edizione locale di tutta la bibliografia di Bruno Vespa e le ricette di Suor Germana, potete fare incetta di una quantità smisurata di dischi.

Una delle città più belle dei paesi bassi
è senz'ombra di dubbio Utrecht anche
se qualche barcarolo ha delle idee confuse.
Nelle vicinanze della stazione c'è un rock-pub della Bavaria dove sono esposte tutte le chitarre dei più noti musicisti internazionali, tra cui anche il basso della bon'arma de Rambco' e la zampogna di Willy il bidello.

Non è mancata una sortita a Kinderdijk, regno dei mulini a vento,

dove ho eslclamato:
"Guarda, amica Panza, ecco là una
trentina, o poco più, di giganti smisurati
con cui mi propongo di venire a battaglia
e di ucciderli tutti. Con le loro spoglie
cominceremo ad arricchirci, perchè
è buona guerra e perfetto servizio di Dio
il levar dal mondo così cattiva semenza."
Delft, famosa per le sue ceramiche, seppur immersa nella foschia dovuta all'eccesso di umidità è stata all'altezza di Utrecht per fascino e brio.
Nella Nieuwe Kerk (chiesa nuova) riposa in pace dopo le sue lunghi ed estenuanti conversazioni Guglielmo il taciturno, (che stranamente non mi ha proferito parola alcuna).

Da questa chiesa protestante in stile gotico a tre
navate si erge la bellissima torre di 108 metri
del '400 con un carillon seicentesco compostoo
da ben 48 campane (che opportuamente
manomesse riescono a suonare pure l'inno
dell'Ascoli)da cui si scorge tutta la città, i canali,
il mercato dei fiori e dei formaggi.
Nella Oude Kerk (chiesa vecchia) invece é sepolto il pittore fiammingo Johannes Vermeer.

Visitata l'Aia non ho potuto fare a meno di immergere le mie terga nel Mar del Nord senza tuttavia riportare particolari stati di ipotermia.

Da qui poi ho mosso il mio esercito di Terracotta
e abbiamo attaccato il bastione del South
Park dov'era in atto furibonda e
assennatissima ressa per un mega
concertone gratuito che vedeva spiccare
tra gli altri nientepopodimeno che
i Pretenders!
L'indomani siamo stati messi al corrente della morte di Michele "figlio di Jack" e mi sono dovuto precipitare al suo capezzale col mio station wascion da sbarco.

L'ultimo giorno è stato intieramente dedicato
alla visita della capitale Olandese; Amsterdam,
meta perlopiu'negli anni passati di pelandroni e
squinternati italici adepti alla dottrina di BT&V
(Bacco Tabacco e Venere).
Nella mia personalissima esperienza l'unica zoccola che ho rimediato è stata questa.

Ma prima di affrontarla mi sono dovuto attrezzare in maniera adeguata e responsabile.

All'imbunire ci siamo rilassati nei 50 ettari
di giardini, canali e stagni del Vondelpark,
dove frotte di giovani e nongiovani organizzano
pic-nic e si ritrovano per una partita a
"Caracoccia" con rivincita a "Asso Pigliatutto".
Di rado troverete scassauallere dato che gli Olandesi sono tranquillissimi e ospitalissimi.
In serata ho affrontato con somma determinazione il concerto al Muziektheater per viola e violoncello della sonata in Fa be quadro dei 44 canti dell'opera omnia "Madonna degli Angeli" del notissimo talento Piceno Pino Barba.

Unanimi i consensi della platea olandese attestati dai 13 minuti di scroscianti e fragorosi applausi a riconoscere l'alto valore estetico e dell'opera e degli interpreti.
In mattina l'usuale visita al Van Gogh Museum
per avvalorare la tesi che "noi siamo migliori di
voi e andiamo a visitare le mostre perchè così vi
facciamo sembrare dei barboni", dove nel passare
in rassegna i dipinti di Vincent al suono di
"che beeeellllooooooo" ho avuto anche la fortuna
smisurata di incontrare il leggendario Uomo Talpa
dei Simpson in carne e ossa.

Prima di imbarcarci sull'aereo abbiamo passato 6 ore sotto il sole cocente (il sole a giugno in Olanda tramonta non prima delle 22) a cercare di ritrovare le nostre bici nel microscopico parcheggio adibito al deposito.

poi abbiamo desistito nell'ardua impresa e col nostro biplano siamo tornati a casetta.
Comunque l'Olanda è davvero beeeellllaaaa...a dispetto di chi, senza vedere e senza sapere, reputa che soprattutto d'esate essa sia una cagata di paese.
Cara Clio 1200 Blue di Prussia del '98,
ti ricordi quanti bei viaggi abbiamo fatto insieme?
Abbiamo usurato la Salaria e solcato l'asfalto della A4, della Modena-Brennero, la A14 e perfino la A21 Torino-Piacenza.
Ti avevo preso nell'aprile di quell'anno in cui avevo appena firmato un contratto come apprendista all'Arch Legno e quanta segatura che portavamo a casa ogni sera!
Quanti moscerini si sono spalmati sul tuo cristallino parabrezza, sul cofano e sul paraurti!
Avevo resistito ai patetici sforzi del concessionario di volermi appioppiare altri modelli, chi accessoriato con alzacristalli elettrici, chi con la vernice metallizzata e chi con il climatizzatore.
Ma io avevo pazientemente aspettato un mese per poterti avere come ti volevo.
Ti avevo voluta semplice e schietta: modello base senza fronzoli e artifizi alcuno.
Nell'euforia di stringere i miei pugni sul tuo volante nero ti avevo addirittura bardato con gli spoiler in resina trasparente per non fare entrare la pioggia coi finestrini aperti!
Ti ricordi quella volta che non volesti virare sul bagnato allo svincolo per l'A14 dell'Ascoli-Mare e la tua fiancata fu rinvigorita da quattro giornate di carrozziere?
E quella volta che rimanesti impatanata come una mucca sulla canaletta di Castellaro Laguesello?...meno male quel buon cuore di un agricoltore locale che ti tiro' fuori col trattore!
Tre ore a succhiare l'acqua marrone dai tuoi tappetini con la spugna non furono sufficienti.
Ah,che bel rombo che avevi adesso, dopo 11 anni di onorato servizio, con la marmitta bucata!
Quante sgommate e quante accellerate..senza mai regolarti il minimo alzandolo un po'e senza picchiere in testa così forte no,e potrei ripartire certamente non volare, ma viaggiare.
Ti avevo appena revisionato e il meccanico mi aveva assicurato che sino ai 70.000 chilometri avresti retto...ah, che fesso che son stato; ah, che stronza che sei stata!
Avresti potuto vantare ancora l'old-style dell'alzacristalli a manovella!
Poco dopo aver oltrepassato Fano alla soglia del 60.681esimo chilometro la tua sfibrata cinghia di distribuzione non ha più retto e ci hai lasciati lì come due polli, io e la mia Pippoletta, a terminare la nostra Via Crucis con le miserabili "carrozze-incubatrici di pulci" di Treni-taglia, bagagli e bagaglini alla mano e nell'altra 232.352 lire del Vecchio Conio pronte a renumerare il carro Aci che ci ha soccorso.
Ho voluto sublimare il tuo ricordo riducendoti a un cubo di lamiere compresse.
Ora che sei nel piccolo "paradiso delle macchine che non macchinano più" ti chiedo solo una cortesia: salutami quella gran macchina che avevo prima (la mai troppo compianta Renault 5 850cc. celeste d'Achille del '78) e nel farti raccontare qualche bella favoletta sappi capire tutti i tuoi sbagli e soprattutto, perdonare quelli del tuo pilota che fu.